L’IO UMANO ALLA RICERCA DI SE STESSO

“La storia dell’evoluzione insegna
che l’universo non ha mai smesso
di essere creativo o inventivo.”
(Karl Popper)
Fin dai primordi lo spirito umano anelava a diventare cosciente di sé. E’ questa la tensione evolutiva che ha infuso in lui lo spirito divino. Nella mente divina, il nostro spirito esiste da sempre, ma solo sulla terra può diventare consapevole di sé. Il mondo della materia è sorto proprio perché noi, osservandolo, ci si renda conto della nostra identità portandoci ad esclamare: io non sono materia, ma spirito!
Ognuno può conoscere se stesso solo distinguendosi dall’altro, da ciò che non è. Ogni identità presuppone un’alterità. Il lungo cammino della presa di coscienza da parte dello spirito umano dentro il mondo della materia, ha dunque come presupposto la “materializzazione” – se è lecito chiamare così la creazione – dello spirito divino.
Innumerevoli esseri spirituali, all’opera nella natura, mantengono costanti e sempre disponibili per l’uomo le condizioni della sua esistenza fisica. La sua caduta intellettuale, lo stato di coscienza più illusorio che si possa immaginare, sta nel supporre che la stabilità delle leggi di natura, quelle che la scienza va indagando con sempre maggior precisione, sia il prodotto di una casuale organizzazione della materia stessa.
E il senso di questa caduta intellettuale è proprio la sua futura inversione. Una sorta di ascensione che porterà l’uomo a iniziare lui stesso a dettar legge in fatto di natura ritrasformando tutto ciò che è materiale in una realtà spirituale. La sua responsabilità morale è vasta quanto la creazione divina.
E’ questo l’immenso campo d’azione che farà sorgere una nuova creazione a partire dalle forze interiori della sua libertà e del suo amore senza limiti. E la creazione che l’uomo è in grado di fare non è un fastidioso dovere, ma appunto una vera e propria “ricreazione” del suo spirito. L’egoismo è l’inizio della libertà.
E’ quell’amore di sé, infuso nell’uomo dal Creatore divino, affinché serva da modello per l’amore che lui può rivolgere agli altri. Egli ricrea interiormente il mondo secondo l’adagio: “Ama ogni prossimo tuo liberamente, così come naturalmente ami te stesso”.
La libertà umana deve passare per la cruna dell’ago dell’egoismo. Solo chi si sia prima chiuso in se stesso, chi si senta staccato dagli altri, ha la possibilità di vincere questa illusione prendendo coscienza di quanto profondamente gli altri intessano il suo stesso essere.
Nessun amore può diventare libero se prima non ha vissuto le mille strettoie e gl’infiniti limiti delle preferenze, dello schierarsi, del difendersi dall’invasore, dell’aver cura di pochi altri. Lo spirito umano sta attraversando in questa epoca una specie di pubertà.
Il singolo è ancora tutto intento – basti pensare al sistema del capitalismo – ad afferrare la sua autonomia, la sua piena indipendenza sia nel pensiero che nell’azione. L’umanità si è atomizzata in tanti voleri contrastanti, cominciando appena a rendersi conto di quanta poca libertà sia possibile se a ciascuno interessa solo la sua.
Dobbiamo ancora imparare che la libertà propria si consegue solo nella misura in cui si ama quella di tutti. La perfezione verso cui tende l’evoluzione è creare armonia, un equilibrio organico tra i due grandi valori morali dell’umano che sono da un lato le singole individualità, uniche e liberamente creatrici, e dall’altro la loro comunione che costituisce un organismo spirituale in cui nessuno può esistere senza gli altri.
All’inizio dell’evoluzione c’era la comunione, senza individuazione però – lo stadio a cui “l’altruista” naturale vorrebbe tornare. Nel suo bel mezzo, che è ora, ci ritroviamo con tante individualità desiderose d’affermarsi a scapito della comunione, perché non si sono ancora accorte che così facendo agiscono a scapito proprio – è la struttura dell’ “egoista” che vorrebbe restare allo stadio intermedio dell’evoluzione.
La perfezione dell’ordine morale non può essere che un equilibrio perfetto in cui ogni spirito individuale, e l’intero organismo dell’umanità, si danno vita a vicenda. La comunione di tutti con tutti può avverarsi solo grazie al crescere della forza pensante e amante di ogni individuo.
E diventare sempre più libero e creatore significa, per il singolo, ricomporre nella propria mente e nel proprio cuore l’umanità dispersa, sì da farne un organismo invisibile non meno meraviglioso di come l’ha concepito la fantasia divina ai primordi dell’evoluzione.
Ogni spirito umano rappresenta un’intuizione morale unica e insostituibile dello spirito creatore universale. E la Divinità stessa ha infuso in tutti gli Io umani il dinamismo interiore che tende a far di tutti gli uomini un solo cuore e un’anima sola, portando così a compimento – e non annullandoli – la libertà e l’amore di ogni singolo.
Nella terminologia del cristianesimo, l’Umanità in quanto organismo unitario viene chiamata “il corpo mistico del Cristo”. In ogni organismo ciascun componente ha la sua identità e una funzione specifica che gli permette di contribuire alla salute degli altri organi e dell’organismo intero.
Più ogni essere umano diventa se stesso e più si scopre come un elemento vivente, che per quanto lo riguarda infonde salute alla complessa struttura dell’umanità. (Pietro Archiati, L’equilibrio interiore, Edizioni Archiati Verlag e. K)

tratto da http://lacompagniadeglierranti.blogspot.com

L’IO UMANO ALLA RICERCA DI SE STESSOultima modifica: 2019-01-14T17:10:52+01:00da subbuteo63
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento