IL RITORNO DEL CRISTO

 

La storia biblica ci dice che gli ebrei non hanno riconosciuto il Cristo che da tempo aspettavano, quello che li avrebbe liberati dai soppressori; hanno ascoltato la loro mente, l’immaginario che avevano del Cristo e non hanno ascoltato le sue parole, il suo essere, col proprio cuore; lo hanno rifiutato.

Penso che la storia biblica sia anche una storia individuale in ognuno di noi, ogni fatto esterno è anche un fatto interiore che avviene nel nostro inconscio. E in questo credo che anche noi non riconosciamo il Cristo dentro di noi, quello vero ma che forse non ci piace, non assomiglia all’immaginario che abbiamo di lui nella nostra mente.
Alto, biondo, con gli occhi azzurri, che fa miracoli, che è amato e con grande carisma. Eppure Cristo dice che lui è anche nel mendicante, nel bambino e che dovremmo saperlo vedere anche nella creatura più abbietta.
Allora vediamo un mendicante, immaginiamo che sia Lui, gli facciamo l’elemosina e pensiamo di ricevere poi il premio in paradiso per essere stati bravi a riconoscerlo.
No, non è questo il saperlo riconoscere!
Noi fuggiamo sempre con l’immaginario per cercare la nostra divinità e pur sapendo che è dentro di noi aspettiamo che lei si unisca a noi, magari credendo che purchè questo avvenga dobbiamo comportarci bene, dobbiamo diventare perfetti, realizzare grandi opere o diventare grandi maestri spirituali.
E così continuiamo a tenerla lontana!
Noi non siamo o non ci sentiamo quell’immaginario essere divino che vorremmo e per questo rifiutiamo di riconoscerci tali. E’ un po’ come non riconoscere che Cristo è già in noi che sta aspettando che gli apriamo la porta.
Insomma io non so fare niente, ho tot difetti, mi sento brutto, come posso essere il Cristo?
Non siamo alti, biondi e con gli occhi azzurri? Non sappiamo fare miracoli? Il nostro immaginario vuole che diventiamo stimati, onorati, famosi e con grande carica energetica, un grande carisma; allora no, non può essere, non è quello il Cristo che volevo, lo rifiuto……e la storia continua………la ricerca continua………e il vero Cristo dentro di noi, il Cristo che siamo noi aspetta…….aspetta che ci riconosciamo.
Se non lo riconosciamo con la mente lo rifiutiamo, ma è solo quando lo accettiamo e lo riconosciamo nel cuore che iniziamo anche a sentirlo. Egli è nel profondo di noi, sprofondiamo nel nostro essere e riconosciamolo.
Si parla tanto di essere nel “qui ed ora” e cosa vuol dire questo se non immergerci completamente nel nostro essere, se non essere “presenti” in noi stessi senza più lasciare che la mente immagini un altro Cristo, un altro noi stessi.
Il Cristo vero è già ritornato, o meglio non se n’è mai andato, è dentro di noi e aspetta che lo riconosciamo, ed è solo allora, quando lo riconosciamo che diventiamo Lui, che ci uniamo alla nostra divinità, perchè siamo sempre stati Lui, solo che con la mente abbiamo voluto vagare e come gli ebrei biblici non abbiamo voluto riconoscerlo, non siamo stati in grado di riconoscerlo.
Osserviamoci nel quotidiano, quante volte fuggiamo con la mente, coi pensieri senza essere “presenti” in noi? Quante volte ci mettiamo nei panni degli altri che ci vedono immaginando come potrebbero vederci. Recitiamo una parte che vogliamo che l’altro veda e non siamo presenti in noi. Immaginiamo un ideale a cui vogliamo aspirare e in quello ci vogliamo uniformare. Creiamo un ideale, un modello in cui rifletterci….e non siamo “presenti”, non siamo nel “qui ed ora”, non siamo totalmente nel nostro essere. Siamo in piccola percentuale nel nostro essere, nell’altra maggior parte di percentuale c’è l’immaginario di chi vogliamo essere e lo seguiamo tanto da non accettare altre immagini, altre realtà.
Seguiamo un immagine e non la verità, seguiamo l’illusione e non la realtà di noi stessi e allora poi come potremo riconoscere ciò che è vero in noi?
L’immaginario di un modello da seguire proviene da paure interiori, dai dubbi e giudizi su noi stessi, è in contraddizione con se stesso, perchè vuole allontanare le paure creando un modello perfetto non sapendo che questo modello porterà sempre con sé le sue paure, perchè esso nasce dalle nostre paure, le conserva e se le porta dietro, perciò non sarà mai raggiungibile in perfezione come vorremmo ed è per questo che sono illusioni.
La realtà invece, semplicemente “E’”! La verità è nuda e non piena di maschere e immagini.
Liberarsi, svuotarsi di tutto questo ci fa vedere un essere in noi più reale, più vero, più limpido e più ci vedremo limpidi e più riconosceremo il Cristo in noi.
Diventiamo “veri e presenti” in noi, senza più paure che creano immagini illusorie.
Questa “presenza” in noi è importante, fondamentale, perchè essa è l’”unione” con la divinità in noi, perchè siamo sprofondati nel profondo di noi stessi ed abbiamo toccato la propria divinità.
Lì siamo uniti in noi stessi e riconosciamo il Cristo in noi, il Cristo che siamo.
Non accettare l’essere che siamo è non riconoscere il Cristo in noi e aspettare che lui si conformi al nostro immaginario.
Se ci dicessero che Cristo si trova nell’altro continente, prenderemo il primo aereo per raggiungerlo; se ci dicono che è dentro di noi immaginiamo che sia staccato da noi, ma se ci dicono che siamo noi, non vogliamo saperne, perchè non accettiamo noi stessi.
Non lo riconosciamo perchè è troppo vicino (“Nessuno è profeta nel suo paese”), allora è meglio pensarlo lontano e più è lontano e più rispecchia il nostro immaginario di Cristo.
C’è un Cristo mentale ed un Cristo vero, reale ma che non sappiamo riconoscere.
Spesso il Cristo che vogliamo è solo quello che può risolverci i nostri problemi quotidiani, proprio come pensavano gli ebrei, non quello che ci trasforma. Noi vogliamo “usare” la propria divinità per i nostri comodi e ci allontaniamo non appena sentiamo “puzza” di trasformazione totale.
E’ quello il Cristo che vogliamo, quello che ci fa diventare belli e bravi, carismatici e potenti, ma rimanendo nella nostra individualità, perchè vogliamo sentire gli “applausi”…..dopo tanta fatica……..un po’ di gloria!
Ci piace immaginarci secondo il nostro modello di individualità e non siamo facili a lasciarlo.
Ma noi non siamo solo un’individualità, siamo l’interno e l’esterno, siamo l’”io” e il “non-io”, siamo il maschile (individualità) e il femminile (il contenitore che contiene ed avvolge l’individualità), siamo l’uomo e l’anima; siamo il mondo intero.
La nostra individualità è solo il “punto di osservazione con cui vediamo il mondo, la vita, noi stessi”. Si, perchè noi non siamo solo “uno che vive”, ma siamo la “vita” stessa.
Molti anni fa feci un sogno, avevo una casa, un castello ed ero deciso a visitarlo fino all’ultima stanza. Scesi in una scala a chiocciola ed arrivai all’ultima stanza, c’era un uomo di colore e io sapevo che lui era il vero padrone del palazzo ed era lì da 6 anni (il numero della divinità). Io lo riconobbi ed ero meravigliato che se ne stava laggiù per tanti anni, lui che era il vero padrone e mentre così pensavo, quell’uomo si avvicinava e ad ogni passo era diverso, fino ad assomigliare al Cristo.
E’ tempo di pasqua, è tempo di resurrezione, il Cristo è già in noi, lo era dal giorno della nostra nascita, riconosciamo l’essere meraviglioso quale siamo e liberiamo il Cristo che siamo. Smettiamo di cercarlo con la mente, con l’immaginario, innamoriamoci di noi, del Cristo in noi che è esattamente come noi, liberiamolo dall’elemosinare il nostro amore, smettiamo di volerlo diverso da noi stessi.
Riconosciamolo in noi e il ritorno del Cristo diverrà realtà, non più una speranza immaginaria.
fonte http://averate.blogspot.it/
IL RITORNO DEL CRISTOultima modifica: 2015-02-25T19:55:26+00:00da subbuteo63
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