DOPO LA MORTE

Una delle più frequenti domande degli individui medi intorno alla questione della vita sull’altra sponda è: “A che cosa va incontro l’anima subito dopo aver lasciato il corpo?”.
È piuttosto penoso ascoltare le risposte di molti cosiddetti maestri in materia. È proprio vero che una briciola di sapere è dannosa. L’individuo medio immagina che l’anima esca semplicemente dal corpo per entrare immediatamente in un nuovo mondo di attività, un meraviglioso mondo di strane e misteriose scene. Molti hanno la speranza di incontrarvi le persone amate che li hanno preceduti. Ma se vi è qualche cosa che corrisponde a ciò, vi è anche una condizione, completamente diversa, che l’anima dovrà sperimentare subito dopo aver lasciato il corpo. Per essere meglio illuminati in merito, osserviamo le prove che attendono l’anima immediatamente prima e dopo il suo allontanamento dal corpo. La persona che si avvicina allo stadio generalmente detto morte, ma che è solo uno stadio di transizione fra due grandi piani della vita, prova un graduale declino delle facoltà fisiche. La vista, l’udito e il sentimento vanno affievolendosi e la vita della persona sembra una vacillante fiamma di candela che va gradualmente approssimandosi verso la sua completa estinzione. In molti casi è questo l’unico fenomeno che accompagna l’avvicinarsi della morte. Ma in molti altri casi, mentre le facoltà fisiche si indeboliscono, le facoltà psichiche diventano meravigliosamente acute. Non è raro il caso di moribondi che manifestino la conoscenza di quanto sta accadendo in un’altra stanza o in un altro luogo. La chiaroveggenza spesso accompagna l’approssimarsi della morte, talvolta insieme con l’ipersensibilità uditiva, per cui l’individuo percepisce visioni e suoni da luoghi lontani. Vi sono anche molti casi, riferiti negli annali delle società di ricerche psichiche, e molti di più narrati nell’ intimità delle riunioni familiari, in cui il moribondo ha così fortemente proiettato la sua personalità, che parenti e amici lontani hanno concretamente visto la sua forma e, in qualche raro caso, hanno anche conversato con lui. Da un’accurata comparazione dei tempi emerge che queste apparizioni sono avvenute, quasi in ogni caso, prima della morte della persona piuttosto che dopo. Vi sono naturalmente casi in cui un forte desiderio del moribondo ha fatto si che egli proiettasse il suo corpo astrale dinanzi agli occhi di qualcuno accanto a lui immediatamente dopo la morte, ma questi casi sono più rari di quelli predetti. Nella maggioranza di questi ultimi, il fenomeno è prodotto da un processo di trasmissione di pensiero di così alta potenza e di così alto grado che la persona visitata ha l’impressione di essere in presenza dell’amico o del parente moribondo, anche se l’anima di quest’ultimo risiede ancora nel suo corpo. In molti casi, anche, il moribondo diviene psichicamente cosciente della vicinanza di persone amate che sono premorte. Ciò, peraltro, non significa necessariamente che quelle persone siano in realtà presenti sul posto. Bisogna ricordare che sul piano astrale i limiti di spazio sono aboliti e che ci si può trovare in stretto contatto con un’altra anima senza che vi sia alcuna relazione di prossimità spaziale. In altre parole, le due anime, mentre possono non trovarsi in una condizione che potrebbe dirsi di attiguità nello spazio, possono tuttavia godere il più intimo contatto della mente e dello spirito. Ciò appare molto difficile da raffigurarsi per chi è ancora sulla terra, poiché sul piano materiale imperano le leggi fisiche dello spazio. La telepatia ci da la chiave dei fenomeni dell’altra sponda. Sulla terra due persone possono avere, mediante la comunione dei loro principi mentali, le più strette relazioni, pur risiedendo in punti opposti del globo. Nello stesso modo due anime possono godere la più intima comunione spirituale senza che perciò debbano essere vicine. Come abbiamo detto, spesso il moribondo entra in comunione di spirito e in comunicazione con quelli che sono già sull’altra sponda, e ne è molto rincuorato. E questo è un bel fatto che accompagna ciò che chiamiamo morte, il fatto che realmente avviene, di cui la brava gente parla con tanta speranza. Ma non si verifica nel modo che essi pensano. Il corpo astrale del moribondo si libera progressivamente del suo doppio fisico. Il corpo astrale, come probabilmente sapete, è l’esatta controfigura del corpo fisico e durante la vita i due, nella maggioranza dei casi, coesistono. Il corpo astrale, però, lascia quello fisico quando questo muore, e forma per qualche tempo l’involucro dell’anima. In realtà è formato di una sostanza materiale che, peraltro, è di un grado così raffinato che sfugge alle prove che rivelano la materia ordinaria. Verso la fine, il corpo astrale scivola fuori dal corpo fisico, al quale resta collegato solo da un esile cordone di sostanza astrale. In ultimo il cordone si spezza e il corpo astrale si solleva, abitato dall’anima che con esso ha abbandonato il corpo fisico. Ma questo corpo astrale non rappresenta l’anima più del corpo fisico che essa ha appena lasciato. L’uno e l’altro sono soltanto involucri temporanei dell’anima. L’anima, abbandonando nel corpo astrale il corpo fisico, è immersa in un profondo sonno o coma che ricorda la condizione del feto molto tempo prima della nascita. È la preparazione alla rinascita sul piano astrale e richiede tempo per l’adattamento alle nuove condizioni e per l’acquisizione del vigore necessario nella nuova fase di esistenza. La Natura è piena di queste analogie: la nascita sul piano fisico e su quello astrale hanno molti punti di contatto e sono ambedue precedute da questo periodo di coma. Durante lo stadio letargico, l’anima abita il corpo astrale che le serve da involucro e da protezione come il grembo protegge la creatura che si avvicina alla nascita fisica. Prima di continuare, però, dobbiamo soffermarci a considerare taluni aspetti della vita dell’anima in questo stadio. Ordinariamente l’anima dorme in pace, protetta e indisturbata da influenze esteriori. Vi sono peraltro due cose che tendono a creare in alcuni casi l’eccezione dei cosiddetti sogni dell’anima addormentata. Questi sogni prendono origine da due categorie causali generali:
a) un desiderio intenso, amore, odio, opere o doveri incompiuti, che riempiono la mente del moribondo;
b) i forti desideri e pensieri delle persone lasciate, quando queste siano, per amore o per altro profondo sentimento, in relazione abbastanza intima con l’anima dipartita.
L’una o l’altra, o ambedue queste cause, tendono a produrre un’irrequietezza nell’anima addormentata e ad attirarla verso terra, sia con una sorta di sogni di comunicazione telepatica sia, in rari casi, con qualche cosa di simile al sonnambulismo della vita fisica. Queste condizioni sono spiacevoli perché disturbano l’anima e ne differiscono l’evoluzione nella nuova fase di esistenza. Esaminiamo ciò un po’ più a fondo, prima di andare oltre. Una persona che passi dal piano materiale al piano astrale in condizioni di serenità di mente, è raramente disturbata da stati d’irrequietezza durante il sonno astrale. Al contrario, vive normalmente lo stato di coma e facilmente evolve nella nuova fase di esistenza, come la gemma nel fiore. Diverso è il caso di individui agitati da forti desideri terreni, rimorso, odio, grande amore o ansietà per chi rimane. In quest’ultimo caso, la povera anima è spesso tormentata da quei legami terreni, e il suo sonno astrale è reso febbrile e agitato. In simili casi si hanno anche involontari tentativi di comunicare o di apparire a persone che sono ancora sul piano materiale. In casi estremi può seguire, come abbiamo detto, uno stato simile al sonnambulismo, e la povera anima dormiente può perfino visitare i luoghi della vita antecessa, e allora, se l’apparizione è visibile agli uomini, si noterà un’aria semiaddormentata, la mancanza di una qualche cosa che nella vita terrena c’era. Questa affermazione è confortata dalla storia degli spiriti, e la spiegazione data è la sola che realmente illumini su tale soggetto. Con il tempo, peraltro, queste povere anime legate alla terra si affaticano e cadono infine nel benefico sonno cui hanno diritto. Nello stesso modo gli intensi desideri dei superstiti stabiliscono fra essi e l’anima dipartita una relazione che la rende irrequieta e inquieta. Molte persone perbene, così facendo hanno ritardato i processi naturali del piano astrale per qualche amato scomparso, negando così alla sua stanca anima il meritato riposo.

DOPO LA MORTEultima modifica: 2014-07-20T16:11:39+02:00da subbuteo63
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