Una nuova teoria sulla formazione dei pianeti.

Uno dei più grandi misteri incontrati nello studio dell’ astronomia sono gli anelli di Saturno. A tutt’ oggi non esiste una teoria che sia in grado di spiegare l’ esistenza di tali anelli. Sia per la loro formazione che per la loro permanenza.

Saturno ha anche numerosi satelliti, alcuni dei quali coesistono con gli anelli e sono chiamati “pastori” perché si è verificato che in qualche modo influenzano , appunto, gli anelli. Non è soltanto Saturno a possedere degli anelli, anche altri pianeti del sistema solare ne hanno, anche se non sono così grandi.

Wikipedia.

…..L’origine degli anelli è sconosciuta. Ci sono due ipotesi principali: che siano il risultato della distruzione di un satellite di Saturno, ad opera di una collisione con una cometa o con un altro satellite, oppure che siano un “avanzo” del materiale da cui si formò Saturno che non è riuscito ad assemblarsi in un corpo unico. Solo dell’ anello E si sa l’origine. Su Encelado si verificano fenomeni di criovulcanismo continuo, perciò si presuppone che il numerosissimo materiale emesso abbia formato l’anello E. Le teorie attuali suggeriscono che gli anelli siano instabili e abbiano una vita relativamente breve: in pochi milioni di anni dovrebbero disperdersi o cadere sul pianeta stesso. Questo favorirebbe un’ origine recente degli anelli…..

….Si definisce satellite pastore un satellite naturale che con la sua particolare orbita in prossimità di un anello planetario, contribuisce a mantenerlo stabile pur modificandone la forma e l’ estensione attraverso meccanismi di interazione gravitazionale. Inoltre contribuisce, come si è scoperto dalle osservazioni effettuate dall’ orbiter della missione spaziale Cassini-Huygens, alle numerose divisioni possibili all’ interno dell’ anello.

Satelliti di questo tipo erano già stati teorizzati come possibile soluzione per l’ esistenza degli anelli più vistosi e noti del sistema solare, quelli del pianeta Saturno, ma sono stati osservati solo grazie alle missioni esplorative del sistema solare effettuate dalla NASA a partire dagli anni settanta. In particolare si deve lo studio approfondito del fenomeno alla Cassini-Huygens, che grazie alla risoluzione ottenibile dagli strumenti a bordo dell’ orbiter ha permesso di osservare anche le particolari interazioni tra Giano ed Epimeteo che nel loro compito di “pastori” si scambiano ciclicamente il posto dalla posizione più interna a quella più esterna. Altri effetti sono dati ad esempio dalla presenza dell’ anello F, che risulta mantenuto integro, anche se deformato, dalla reciproca azione dei due satelliti Pandora e Prometeo, o dell’ opera di Pan, che con la sua presenza spazza letteralmente i detriti mantenendo integra la divisione di Encke.

L’ azione di satelliti pastori è quasi certamente responsabile dei meno evidenti anelli presenti attorno agli altri giganti gassosi del sistema solare esterno, Giove, Urano e Nettuno…..

E’ ragionevole supporre che l’ origine degli anelli sia la raccolta di detriti che vagavano nello spazio sin dal momento della formazione della materia del Sistema Solare. Questi detriti sono, d’ altra parte, i mattoni che hanno permesso la formazione dei vari oggetti cosmici, salvo quelli che sono eventualmente arrivati dallo spazio profondo.

La forza gravitazionale è responsabile certamente dell’ aggregazione, occorsa nel tempo, dei vari detriti, che ha prodotto poi, alla fine, la formazione dei pianeti e delle lune ( salvo, naturalmente, quelle artificiali ).

Tuttavia le cose non sono così semplici, perché questa semplice spiegazione non è in grado di giustificare la presenza degli anelli, sebbene sia senza dubbio la ragione dell’ origine stessa degli anelli.

La scienza dice che gli anelli ed i satelliti pastori si influenzano a vicenda, ed è ovviamente plausibile: sia perché nel cosmo ogni cosa influenza in qualche modo le altre e sia per l’ osservazione diretta, possibile solo oggi con i moderni mezzi di osservazione.

Ma questa non è una spiegazione, anzi l’ osservazione di questa mutua influenza non può che far nascere la perplessità su come agisca la gravità. Attorno a Saturno sembra che la gravità non agisca come negli altri posti. I satelliti pastori non attraggono i detriti cosmici, anzi gli anelli, che sono molto sottili, si deformano in prossimità di tali satelliti.

Gli stessi detriti non si comportano come dice la legge di gravitazione universale, non dovrebbero le masse attrarsi e, alla lunga, formare via via agglomerati sempre più grandi, sino a formare dei corpi celesti? Al contrario ogni frammento degli anelli se ne sta al suo posto e lascia spazio ai frammenti più grandi.

Esiste una spiegazione? Oggi è possibile. Oggi possiamo dichiarare che le leggi della gravitazione permettono questo stato di cose, perché non sono quelle che la scienza sta ancora considerando. La gravità non è soltanto una accelerazione di attrazione tra corpi, è anche allo stesso tempo una forza di repulsione. O meglio è la risultante di due forze con direzioni opposte una, come accelerazione, sempre presente di attrazione e l’ altra statica, che si manifesta solo se esiste un altro corpo, di repulsione.

Ora un breve cenno sulla dinamica di queste forze e sulla loro origine.

In altri articoli ho parlato del nuovo modello della materia, secondo la struttura ad energia risonante. Il Creato è costruito con dei mattoni elementari, infinitamente piccoli, ma comunque differenziati. Quindi il Creato è costituito da quanti, in un numero non misurabile di singoli elementi.

Questo concetto non ha niente a che vedere con la vecchia idea dell’ etere, che riempirebbe lo spazio vuoto, perché lo spazio e la materia, anzi questo spazio come lo conosciamo, sono solo dei diversi aspetti di questi quanti, che in alcuni testi vengono chiamati ultimatoni. Il Creato non si manifesta soltanto con la realtà in cui siamo immersi, ma possiede altre strutture che esistono contemporaneamente, nello stesso “spazio”, inteso come luogo in cui esiste il Creato stesso, cioè vi sono innumerevoli altri Universi che si estendono con diversi aspetti e costruzioni della materia.

Ora, la materia, l’ atomo, è composta di un certo numero di questi ultimatoni, che possiedono sei dimensioni, tre primarie e tre secondarie, alle quali vengono assegnati dei valori durante la creazione della materia stessa. Le dimensioni primarie assegnano agli ultimatoni le dimensioni fisiche delle tre direzioni, una delle dimensioni secondarie assegna il campo di sintonia o vibrazione, per definire l’ appartenenza ad una determinata realtà, un’ altra dimensione definisce l’ energia di cui è dotato lo specifico ultimatone e la terza definisce il vettore di tempo cui è soggetto quel particolare assembramento di ultimatoni.

Quando ad un gruppo di ultimatoni viene applicata una determinata energia, questi ultimatoni si trovano ad interagire con quelli circondanti che appartengono alla stessa realtà, o vibrazione, quindi vengono respinti da questi ultimi, in quanto sono statici. Gli ultimatoni entrano pertanto in risonanza stretti dal guscio che si forma attorno ad essi a causa della staticità che li circonda. Essendo gli ultimatoni statici dotati delle tre dimensioni fisiche, la loro struttura di contenimento è cubica, mentre gli ultimatoni dotati di energia si muovono in tutte le direzioni formando quindi dei vortici.

Questo è quindi l’ atomo. Il rapporto geometrico tra queste componenti fisiche definisce le proprietà differenti dei vari atomi.

La presenza del vettore energia negli ultimatoni, all’ interno dell’ atomo, provoca in questi una “depressione” attraverso il mare quantico di tutti gli ultimatoni inerti, e questo avviene per bilanciare, appunto, le zone energizzate con le zone inerti.

Tale depressione è la gravità, ( ed anche il magnetismo ). La gravità è quindi una forza che origina dal centro dell’ atomo, dove sono localizzati gli ultimatoni energizzati, e si espande tutto intorno. Se questa depressione incontra la depressione di un altro atomo, entrambe cercano di unirsi determinando quindi una forza di avvicinamento, pur mantenendo, entro certi limiti, le componenti di depressione che vanno verso le altre direzioni. L’ accelerazione è determinata dal fatto che più gli atomi si avvicinano più linee di depressione interagiscono, essendo queste ad orientamento radiale.

Ma una parte di queste linee divergenti incontrano il centro dell’ atomo vicino, dove sono allocati gli ultimatoni energizzati e questi, ovviamente, respingono la depressione in arrivo, quando questa supera il valore di quella generata spontaneamente, quindi si forma questa volta una pressione che si rivolge nella direzione opposta, verso l’ altro atomo. Si forma pertanto una nuova forza, questa volta di repulsione, originata dai due atomi, ciascuno in opposizione all’ altro.

Gli atomi si situano quindi ad una certa distanza tra loro, distaccati dalla repulsione, mentre l’ attrazione di gravità si espande tutto attorno.

Nel grande le cose sono come nel piccolo, pertanto gli oggetti cosmici sospesi a galleggiare nello spazio si attraggono se sono a grande distanza e si respingono se sono vicini. Si forma una distanza di equilibrio, gli oggetti non si incontrano. Ovviamente se sono presenti altre forze, come una spinta causata da altre origini, che superi la forza di repulsione, gli oggetti si incontreranno, e il meno compatto, o entrambi, andrà a disgregarsi prima dell’ incontro vero e proprio a causa degli scompensi gravitazionali che verrebbero a formarsi.

Ecco, pertanto, perché gli anelli di Saturno rimangono in equilibrio con essi stessi e con i satelliti pastori. La forza gravitazionale di repulsione impedisce alle particelle di avvicinarsi ed i satelliti pastori respingono, invece di attirare, le particelle vicine.

La formazione dei pianeti. 

Con queste premesse ora vediamo come questa nuova concezione della gravità possa spiegare la formazione dei pianeti e degli altri oggetti cosmici.

Faccio pertanto una affermazione che nasce come diretta conseguenza delle considerazione sopraesposte:

Tutti i pianeti ed i grandi oggetti cosmici sono cavi, non possono essere altro che cavi e sono sferici come conseguenza della loro formazione. 

Sono strutturati cioè come un guscio che contiene al centro della zona vuota, o piena di una atmosfera, un nucleo pesante che può, o no, essere incandescente. Vediamo come e perché.

Anche la Terrà è quindi cava e contiene al suo interno, al centro, un piccolo sole.

Consideriamo un paio di massi che vagano per lo spazio privi di rilevanti forze, come inerzia o gravità, e che si avvicinano tra loro. Ad un certo punto la loro gravità interagisce e si formano le forze di attrazione e repulsione reciproche.

Raggiunto l’ equilibrio i due massi, che chiameremo MA e MB, continueranno a vagare nello spazio, ma questa volta saranno legati in modo indissolubile tra loro a causa della doppia azione della gravità.

Tali massi non saranno quasi sicuramente identici, quindi uno avrà una gravità maggiore dell’ altro. Supponiamo che il maggiore sia MB. All’ avvicinarsi di qualche detrito, che anch’ esso vaga nello spazio, questi sarà attirato dalla coppia di massi, ma si fermerà anche questo alla distanza determinata dalla forza di repulsione, portandosi ad una certa distanza dai due massi, ma più lontano da MB che da MA.

Ulteriori detriti raccolti si posizioneranno allo stesso modo, ed è quindi facile vedere come, col tempo, si disporranno per lo più attorno al masso MB. Mentre man mano che altri detriti vengono raccolti, alcuni di questi potranno cadere contro il masso MB, perché più massicci o perché una forza sospinge il loro moto, ma gli altri si ammasseranno tutto attorno avvicinandosi sempre più al masso MA.

Se il processo continua, si verrà a formare una calotta sferica attorno al masso MB, mentre il masso MA si scomporrà in frammenti a causa della pressione provocata dagli altri detriti che si sono accumulati tutto attorno. Quindi, col tempo, la calotta diventa una sfera sottile che avvolge il masso MB con il raggio determinato dalla forza di repulsione del masso MB stesso.

Man mano che avviene un continuo apporto di detriti, la maggior parte si accumula lungo la calotta sferica, mentre alcuni ne passano attraverso e vanno ad ingrandire il masso MB. Questi, ingrandendosi, aumenta la propria gravità e, quindi, aumenta il raggio della sfera esterna. Il processo continua sino a quando non ci siano più detriti, in quella regione di spazio, da aumentare l’ apporto di materiale al pianeta in formazione.

Col tempo il mantello esterno diventa compatto e non lascia più passare materiale verso l’ interno, pertanto è solo il mantello a crescere. Questo fatto provoca allora uno scompenso dell’ equilibrio delle forze in gioco, da una parte il mantello stesso si ingrandisce per ripristinare l’ equilibrio della propria forza di repulsione e dall’ altra il nucleo centrale viene investito da una maggiore pressione di gravità, in quanto, essendo immobilizzato, non può dislocarsi come sarebbe necessario per compensare le forze in aumento.

Quindi trasforma queste forze in calore, cioè la pressione aumentata scalda il masso MB, ora ingrandito, e lo fa diventare incandescente: un piccolo sole. Allo stesso modo di come le rocce della superficie, sottoposte a pressione, diventano incandescenti ( la lava dei vulcani ).

La teoria della deriva dei continenti deve essere perciò rivista, perché non sono i continenti a migrare, è la sfera esterna ad ingrandirsi, staccando i continenti tra loro. Questa teoria è stata già formulata, seppure senza una spiegazione del perché avvenga questo aumento del diametro del pianeta.

Il pianeta continua a raccogliere dallo spazio nuova materia, come pioggia di meteoriti, materia che fa aumentare la pressione verso il nucleo centrale, e, come avviene con i terremoti, quando la pressione supera il momento elastico della materia che compone il mantello esterno, questo si frantuma in alcune parti e la sua circonferenza aumenta. E’ un avvenimento catastrofico, ma non più dei normali terremoti e viene ad interessare le faglie di congiunzione delle placche tettoniche.

La gravità complessiva del pianeta è la risultante delle varie componenti del mantello e del nucleo centrale ed il centro di gravità non è il centro del pianeta, ma il centro dello spessore del mantello esterno. Questo spiega anche le irregolarità che si sono riscontrate, in quanto il mantello esterno non è perfettamente omogeneo e il suo spessore può variare in una certa misura, mentre il nucleo interno non ruota allo stesso modo del mantello ed una sua diversa inclinazione dell’ asse di rotazione, o meglio una sua variazione nel tempo, produce la variazione dei poli magnetici che riscontriamo.

La rotazione del mantello crea il campo magnetico, e la rotazione stessa è causata dall’ equilibrio dinamico del sistema solare, mentre il nucleo interno è spinto a ruotare dalle differenti azioni della gravità interna.

Ai poli la densità del mantello diminuisce, per via della forza centrifuga e si formano delle aperture, attraverso le quali passano l’ atmosfera e l’ acqua, sino alla formazione di un ambiente interno equivalente a quello esterno. Se l’ interno del pianeta, grazie al riscaldamento del piccolo sole centrale, si scalda alla giusta temperatura, la vita potrà svilupparsi all’ interno come all’ esterno, dando luogo ad un doppio sistema ecologico.

Come appunto è la Terra, il nostro pianeta.

Non è quindi indispensabile che il pianeta abbia una determinata temperatura e atmosfera superficiale, l’ interno può ospitare la vita anche se il pianeta non raccoglie il calore da un sole e, mettiamo, vaghi nello spazio profondo, o che il suo esterno sia molto più caldo e deserto o ghiacciato.

Ben Boux.

tratto da http://www.lanuovaumanita.net/

Una nuova teoria sulla formazione dei pianeti.ultima modifica: 2015-01-30T17:08:55+01:00da subbuteo63
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